Il libro è anche strumento per entrare in contatto con l’altro, quindi tramite la poesia, il racconto, la persona si rivela perché in mezzo c’è un pezzo di carta, che si attraversa senza rendersene conto, per capire la personalità dell’altro. Amare i libri insieme, in "seme", dando vita a nuove idee, fare nascere dalla parola detta un nuovo concetto, un contatto, un'idea. Il libro e' un atto d'amore!
lundi 24 avril 2017
mercredi 18 juin 2014
La Scuola degli Dei : Il Viaggio della Vittoria a Roma!
La Scuola degli Dei : Il Viaggio della Vittoria a Roma!: Per i partecipanti al Viaggio della Vittoria del 31 Maggio a Roma e per TUTTI: Polverizzando ogni distanza, vi siete sfidati e presentati al...
mardi 9 juillet 2013
il potere
sei tu a contenere il mondo e non viceversa
Quando realizzi che l’esterno l’hai creato tu, che sei tu a contenere il mondo e non viceversa … quando ricordi che tutto quello che vedi, che ascolti, che tocchi, è frutto della tua creazione, non puoi più averne paura..(…) il mondo è un chewing gum, prende la forma dei tuoi denti.
La Scuola degli Dei
Stefano d'Anna
jeudi 26 janvier 2012
vendredi 2 septembre 2011
Parco Organico firmate per gli alberi della poesia
link : [FR]
Vous vous trouvez sur un bout de l’ancien domaine Eggevoort, l’un des rares témoignages survivant du passé de la vallée du Maelbeek, en plein milieu du quartier européen.
Pourtant, cette zone verte, propriété de la Ville de Bruxelles, est laissée à l’abandon depuis plus de 30 ans.
Depuis quelques mois, un groupement citoyen nommé P U M, constitué de riverains, d’associations et de fonctionnaires, a décidé de prendre en main la Friche Eggevoort et d’en faire un espace de rencontre et d’échange.
Cette dynamique citoyenne a permis de valoriser les possibilités que cette zone verte humide peut offrir, et d’en étudier sa biodiversité, ses sources et cours d’eau, son histoire.
L’implication de plusieurs habitants et associations a prouvé que la friche commence à prendre une place dans la vie de quartier, tout en respectant ses qualités naturelles, patrimoniales et son environnement résidentiel.
De plus, l’expertise citoyenne générée par P U M pourra être mise au service des urbanistes qui, une fois de plus, sont en train d’esquisser un « masterplan » pour l’aménagement de ce terrain.
POUR CELA, SIGNEZ CETTE PETITION POUR EXPRIMER VOTRE SOUTIEN A CETTE INITIATIVE URBAINE et montrez ainsi à la Ville de Bruxelles, les politiciens et les urbanistes l’importance d’une véritable participation citoyenne dans l’aménagement de la ville.
OUI A LA PRISE EN MAIN CITOYENNE DE CETTE ZONE VERTE
andate nel sito http://10358.lapetition.be/ per firmare la petizione
Vous vous trouvez sur un bout de l’ancien domaine Eggevoort, l’un des rares témoignages survivant du passé de la vallée du Maelbeek, en plein milieu du quartier européen.
Pourtant, cette zone verte, propriété de la Ville de Bruxelles, est laissée à l’abandon depuis plus de 30 ans.
Depuis quelques mois, un groupement citoyen nommé P U M, constitué de riverains, d’associations et de fonctionnaires, a décidé de prendre en main la Friche Eggevoort et d’en faire un espace de rencontre et d’échange.
Cette dynamique citoyenne a permis de valoriser les possibilités que cette zone verte humide peut offrir, et d’en étudier sa biodiversité, ses sources et cours d’eau, son histoire.
L’implication de plusieurs habitants et associations a prouvé que la friche commence à prendre une place dans la vie de quartier, tout en respectant ses qualités naturelles, patrimoniales et son environnement résidentiel.
De plus, l’expertise citoyenne générée par P U M pourra être mise au service des urbanistes qui, une fois de plus, sont en train d’esquisser un « masterplan » pour l’aménagement de ce terrain.
POUR CELA, SIGNEZ CETTE PETITION POUR EXPRIMER VOTRE SOUTIEN A CETTE INITIATIVE URBAINE et montrez ainsi à la Ville de Bruxelles, les politiciens et les urbanistes l’importance d’une véritable participation citoyenne dans l’aménagement de la ville.
OUI A LA PRISE EN MAIN CITOYENNE DE CETTE ZONE VERTE
andate nel sito http://10358.lapetition.be/ per firmare la petizione
mardi 28 juin 2011
l'albero della poesia
mercredi 6 avril 2011
sub mapping
SubMap v1.1 from Kitchen Budapest on Vimeo.
http://vimeo.com/21641723
another way of doing poetry in the city
mardi 15 mars 2011
Tsunami
di Hiroshima il trucido ricordo
ora l’asse della terra, zoppa e sconvolta,
dell’universo dismisura e pena
pensiero asimmetrico, nessuna armonia
colpo basso dell’unmei
il destino non tace, no
il mondo è sempre in marcia
shikata ga nai – niente da fare
ma l’uomo – ganbatte kudasai
sii forte
sii uomo
sii
evelina schatz
marzo 2011
ora l’asse della terra, zoppa e sconvolta,
dell’universo dismisura e pena
pensiero asimmetrico, nessuna armonia
colpo basso dell’unmei
il destino non tace, no
il mondo è sempre in marcia
shikata ga nai – niente da fare
ma l’uomo – ganbatte kudasai
sii forte
sii uomo
sii
evelina schatz
marzo 2011
mardi 8 février 2011
FAZI EDITORE –
FAZI EDITORE – recensione di Alida Airaghi
Presso l'editore Fazi è recentemente uscito un volume antologico del poeta romano Claudio Damiani, che raccoglie testi pubblicati dal 1987 ad oggi. Nella sua ammirata ed affettuosa prefazione, Marco Lodoli afferma che in questi versi, classici e cristiani insieme, l'autore “sogna un'eternità che comprenda il prima e il poi, l'ora in cui ancora non eravamo e quella in cui forse ci ritroveremo senza più dolore..” E in effetti, la poesia di Damiani ben si può definire classica, nutrita di “distesa purezza”, come suggerisce il prefatore. Soprattutto nella prima parte del volume, scandita in “elegie” ed “odi”, e tanto immersa nella stupefatta contemplazione di una natura innocente ed eterna, i nomi di riferimento che più vengono in mente sono quelli di Virgilio (le Bucoliche e le Georgiche), con i suoi pastori, le stalle, i vitellini, i fiumi e i giardini. Ma anche Catullo e Ovidio non sono lontani dalla sensibilità del poeta. E poi si riconosce in lui una voce limpida e gentile che si rifà a una collaudata tradizione novecentesca: dai crepuscolari a Saba, a un Penna innamorato dei colori (“il cielo è azzurro azzurro”). Molti vocaboli desueti evidenziano una ricercatezza e ed eleganza quasi ottocentesca, che tuttavia non disturba, ma bene si accompagna al tono pacato e intenerito dei versi (opre, guata, mira, fere, verno, lene..), alla loro esibita antimodernità: ”non vorrei sentire il suono del calesse/ del lattaio che viene dalla lontana strada”.
Il dialogo con la natura è ininterrotto e riconoscente: essa mai appare minacciosa, ma sempre innocua, pulita, rasserenante. La vegetazione viene narrata con attenta precisione: i nomi che tornano sono quelli degli eucalipti, del noce, della gramigna, della lonicera, e del mirto che nella sua crescita imprevista e sovrabbondante ricopre con generosità una tomba abbandonata.
Anche gli affetti umani sono indagati con tenerezza e gratitudine: quelli per la moglie, per i figli piccoli e da proteggere con amore, per gli alunni con “la loro libera gioia / come una cascata luminosa”, o per gli amici precocemente scomparsi. E la morte è presente ovunque, ma priva di drammaticità o angoscia: quasi come una continuazione della vita in un'eternità che tutto abbraccia e consola, senza una reale distinzione tra l'esserci e il non esserci più. Una visione cristiana, forse, perché il poeta prega, e crede nella bontà del tutto; ma se nel cristianesimo esiste anche il peccato, la colpa, la condanna, Damiani non se ne fa interprete: la sua è una visione irenica, riappacificata, dell'esistente, più vicina -come giustamente suggerisce Lodoli – alla serenità del taoismo che alla drammaticità della croce cattolica. C'è in ogni poesia un invito all'attesa, alla sospensione, al fiducioso abbandono in una forza cosmica positiva e riparatrice. L'uomo appartiene alla natura, come le foglie, come le formiche, e vive la caducità del suo passaggio mortale con tranquilla accettazione e religiosa obbedienza alle leggi del creato: ”restiamo ancora un po' in quieta attesa / mantenendo l'animo vigile, e quieto, / ringraziando il cielo per ogni più piccolo dono, / per ogni istante di vita ancora uno davanti all'altro.” ,“che bello che non siamo eterni, / che non siamo diversi /
da nessun altro che è vissuto e che è morto, / che è entrato nella morte calmo/ come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto / e poi, invece, era piano.”, “ e quando moriremo questo paradiso / che noi abbiamo trovato, che era per strada / sotto gli occhi di tutti, / lo porteremo con noi sotto terra / e anche sotto terra continuerà a brillare.”, “Morire è come nascere / qualcosa che non è che dobbiamo fare noi.”
Essere felici di tutto, e del poco; sentire la solidarietà e l'uguaglianza con ciò che ci circonda, sia esso vivente o inanimato come le montagne; non fermarsi a osservare le brutture: ”vorrei montare sulla mia biciclettina / n.14 e pedalare tra le case, / e se le case crollano / non le vorrei vedere / vorrei voltarmi dall'altra parte / e non vedere.”
Salvare la dolcezza: “capisce che solo la gentilezza c'è data / e che la vita vale viverla / per essere gentili”. E il compito del poeta sembra essere lo stesso di quello di un pittore, magari di una paesaggista cinese del 1700, che nei suoi acquerelli delicati riproduce la bellezza tranquilla che lo circonda: “Vorrei semplicemente descrivere / quello che vedo, non altro / non mi interessa inventare / mi piace camminare / e mi piace guardare.”
Ecco, Damiani è un poeta di immagini: un antico, mite, indulgente, validissimo poeta contemporaneo.
--
Presso l'editore Fazi è recentemente uscito un volume antologico del poeta romano Claudio Damiani, che raccoglie testi pubblicati dal 1987 ad oggi. Nella sua ammirata ed affettuosa prefazione, Marco Lodoli afferma che in questi versi, classici e cristiani insieme, l'autore “sogna un'eternità che comprenda il prima e il poi, l'ora in cui ancora non eravamo e quella in cui forse ci ritroveremo senza più dolore..” E in effetti, la poesia di Damiani ben si può definire classica, nutrita di “distesa purezza”, come suggerisce il prefatore. Soprattutto nella prima parte del volume, scandita in “elegie” ed “odi”, e tanto immersa nella stupefatta contemplazione di una natura innocente ed eterna, i nomi di riferimento che più vengono in mente sono quelli di Virgilio (le Bucoliche e le Georgiche), con i suoi pastori, le stalle, i vitellini, i fiumi e i giardini. Ma anche Catullo e Ovidio non sono lontani dalla sensibilità del poeta. E poi si riconosce in lui una voce limpida e gentile che si rifà a una collaudata tradizione novecentesca: dai crepuscolari a Saba, a un Penna innamorato dei colori (“il cielo è azzurro azzurro”). Molti vocaboli desueti evidenziano una ricercatezza e ed eleganza quasi ottocentesca, che tuttavia non disturba, ma bene si accompagna al tono pacato e intenerito dei versi (opre, guata, mira, fere, verno, lene..), alla loro esibita antimodernità: ”non vorrei sentire il suono del calesse/ del lattaio che viene dalla lontana strada”.
Il dialogo con la natura è ininterrotto e riconoscente: essa mai appare minacciosa, ma sempre innocua, pulita, rasserenante. La vegetazione viene narrata con attenta precisione: i nomi che tornano sono quelli degli eucalipti, del noce, della gramigna, della lonicera, e del mirto che nella sua crescita imprevista e sovrabbondante ricopre con generosità una tomba abbandonata.
Anche gli affetti umani sono indagati con tenerezza e gratitudine: quelli per la moglie, per i figli piccoli e da proteggere con amore, per gli alunni con “la loro libera gioia / come una cascata luminosa”, o per gli amici precocemente scomparsi. E la morte è presente ovunque, ma priva di drammaticità o angoscia: quasi come una continuazione della vita in un'eternità che tutto abbraccia e consola, senza una reale distinzione tra l'esserci e il non esserci più. Una visione cristiana, forse, perché il poeta prega, e crede nella bontà del tutto; ma se nel cristianesimo esiste anche il peccato, la colpa, la condanna, Damiani non se ne fa interprete: la sua è una visione irenica, riappacificata, dell'esistente, più vicina -come giustamente suggerisce Lodoli – alla serenità del taoismo che alla drammaticità della croce cattolica. C'è in ogni poesia un invito all'attesa, alla sospensione, al fiducioso abbandono in una forza cosmica positiva e riparatrice. L'uomo appartiene alla natura, come le foglie, come le formiche, e vive la caducità del suo passaggio mortale con tranquilla accettazione e religiosa obbedienza alle leggi del creato: ”restiamo ancora un po' in quieta attesa / mantenendo l'animo vigile, e quieto, / ringraziando il cielo per ogni più piccolo dono, / per ogni istante di vita ancora uno davanti all'altro.” ,“che bello che non siamo eterni, / che non siamo diversi /
da nessun altro che è vissuto e che è morto, / che è entrato nella morte calmo/ come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto / e poi, invece, era piano.”, “ e quando moriremo questo paradiso / che noi abbiamo trovato, che era per strada / sotto gli occhi di tutti, / lo porteremo con noi sotto terra / e anche sotto terra continuerà a brillare.”, “Morire è come nascere / qualcosa che non è che dobbiamo fare noi.”
Essere felici di tutto, e del poco; sentire la solidarietà e l'uguaglianza con ciò che ci circonda, sia esso vivente o inanimato come le montagne; non fermarsi a osservare le brutture: ”vorrei montare sulla mia biciclettina / n.14 e pedalare tra le case, / e se le case crollano / non le vorrei vedere / vorrei voltarmi dall'altra parte / e non vedere.”
Salvare la dolcezza: “capisce che solo la gentilezza c'è data / e che la vita vale viverla / per essere gentili”. E il compito del poeta sembra essere lo stesso di quello di un pittore, magari di una paesaggista cinese del 1700, che nei suoi acquerelli delicati riproduce la bellezza tranquilla che lo circonda: “Vorrei semplicemente descrivere / quello che vedo, non altro / non mi interessa inventare / mi piace camminare / e mi piace guardare.”
Ecco, Damiani è un poeta di immagini: un antico, mite, indulgente, validissimo poeta contemporaneo.
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mercredi 2 février 2011
mardi 4 janvier 2011
dimanche 2 janvier 2011
samedi 18 décembre 2010
Mesopolis Lab: Citizen Urbanism in Tehran
Mesopolis Lab: Citizen Urbanism in Tehran: "How do you construct a vision of the future of the city and the territory? Who are the essential characters that play a sig..."
vendredi 15 octobre 2010
poesia di strada
XIII edizione
REGOLAMENTO DI PARTECIPAZIONE AL CONCORSO
Art.1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.
Art.2. I testi devono essere in lingua italiana.
Art.3. Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con 3 poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.
Art.4. Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica poesiadistrada@email.it entro il 14 novembre 2010.
Art.5. I testi dovranno essere inviati tassativamente via email all’interno di un allegato word contenente anche i propri dati personali riportanti: cognome, nome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, recapito telefonico e indirizzo email. I dati personali verranno trattati secondo la legge 675/96 e per il solo scopo del Concorso. Titolare del trattamento è l'Associazione Culturale LICENZE POETICHE.
Art.6. I testi che non perverranno secondo le modalità sopra indicate non saranno ammessi a partecipare al Concorso.
Art.7. La partecipazione al Concorso non necessita di quota d'iscrizione.
Art.8. Gli elaborati in Concorso verranno presi in esame da una Giuria (è possibile vederne la composizione sul sito www.licenzepoetiche.it) che sceglierà 10 autori finalisti. Una poesia per ogni finalista (su indicazione dell’autore) verrà riprodotta su tela da noti artisti ed esposta nell’ambito di manifestazioni culturali nelle città della provincia di Macerata. I vincitori saranno proclamati esclusivamente in base alla valutazione di merito espressa dalla Giuria sull’insieme delle tre poesie inviate.
Art.9. I dieci autori finalisti verranno proclamati e premiati durante la serata finale del premio che si terrà domenica 19 dicembre (luogo da definirsi). Sarà cura dell’organizzazione avvisare i vincitori tramite telefono o e-mail.
Art.10. I primi tre autori classificati verranno premiati con opere d'arte e/o buoni acquisto, diploma d'onore e libri. Tutti i testi degli autori finalisti saranno inclusi, accompagnati dai commenti critici dei giurati, nell’Antologia della XIII edizione del Premio.
Art.11. Il giudizio della giuria è insindacabile. La partecipazione al concorso prevede l’accettazione dell’intero Regolamento e concede all'Associazione Culturale LICENZE POETICHE la facoltà di utilizzare i testi per un'eventuale successiva pubblicazione.
REGOLAMENTO DI PARTECIPAZIONE AL CONCORSO
Art.1. Possono partecipare al Concorso autori italiani o stranieri ovunque residenti.
Art.2. I testi devono essere in lingua italiana.
Art.3. Ogni concorrente partecipa obbligatoriamente con 3 poesie inedite a tema libero, di propria produzione, ciascuna composta da non più di 30 versi.
Art.4. Gli elaborati devono essere inviati in n.1 copia esclusivamente via email all’indirizzo di posta elettronica poesiadistrada@email.it entro il 14 novembre 2010.
Art.5. I testi dovranno essere inviati tassativamente via email all’interno di un allegato word contenente anche i propri dati personali riportanti: cognome, nome, indirizzo di residenza, data e luogo di nascita, recapito telefonico e indirizzo email. I dati personali verranno trattati secondo la legge 675/96 e per il solo scopo del Concorso. Titolare del trattamento è l'Associazione Culturale LICENZE POETICHE.
Art.6. I testi che non perverranno secondo le modalità sopra indicate non saranno ammessi a partecipare al Concorso.
Art.7. La partecipazione al Concorso non necessita di quota d'iscrizione.
Art.8. Gli elaborati in Concorso verranno presi in esame da una Giuria (è possibile vederne la composizione sul sito www.licenzepoetiche.it) che sceglierà 10 autori finalisti. Una poesia per ogni finalista (su indicazione dell’autore) verrà riprodotta su tela da noti artisti ed esposta nell’ambito di manifestazioni culturali nelle città della provincia di Macerata. I vincitori saranno proclamati esclusivamente in base alla valutazione di merito espressa dalla Giuria sull’insieme delle tre poesie inviate.
Art.9. I dieci autori finalisti verranno proclamati e premiati durante la serata finale del premio che si terrà domenica 19 dicembre (luogo da definirsi). Sarà cura dell’organizzazione avvisare i vincitori tramite telefono o e-mail.
Art.10. I primi tre autori classificati verranno premiati con opere d'arte e/o buoni acquisto, diploma d'onore e libri. Tutti i testi degli autori finalisti saranno inclusi, accompagnati dai commenti critici dei giurati, nell’Antologia della XIII edizione del Premio.
Art.11. Il giudizio della giuria è insindacabile. La partecipazione al concorso prevede l’accettazione dell’intero Regolamento e concede all'Associazione Culturale LICENZE POETICHE la facoltà di utilizzare i testi per un'eventuale successiva pubblicazione.
dimanche 3 octobre 2010
vendredi 1 octobre 2010
Tim Jones: Books in the Trees: I'm The Guest Poet At The Ballroom Cafe On Sunday ...
Tim Jones: Books in the Trees: I'm The Guest Poet At The Ballroom Cafe On Sunday ...: "I'm very pleased to announce that I will be the guest poet at the Ballroom Cafe in Newtown in October. The details are: Date and time: Sun..."
vendredi 27 août 2010
notizie da G Lucini
Segnalo, per chi è interessato, un'importante iniziativa: http://www.edizionicfr.it/Home/Mafie.htm
Le Mafie stanno rovinando il nostro Paese (e non solo, ma in modo significativo l'economia mondiale e sono una fra le principali cause delle ingiustizie planetarie).
L'iniziatia vuole monitorare, in un certo senso, o comunque sollecitare l'impegno della cultura creativa (in questo caso dei poeti), contro le mafie - o meglio, per la difesa della giustizia e la legalità.
Invito pertanto a leggere i contenuto del progetto e parteciparvi, se possibile.
Ricordo inoltre che è in scadenza il Premio di poesia Franco Fortini http://www.edizionicfr.it/Bandi/PremioFortini.htm con tre pubblicazioni in palio.
Con migliori saluti
Gianmario Lucini
Le Mafie stanno rovinando il nostro Paese (e non solo, ma in modo significativo l'economia mondiale e sono una fra le principali cause delle ingiustizie planetarie).
L'iniziatia vuole monitorare, in un certo senso, o comunque sollecitare l'impegno della cultura creativa (in questo caso dei poeti), contro le mafie - o meglio, per la difesa della giustizia e la legalità.
Invito pertanto a leggere i contenuto del progetto e parteciparvi, se possibile.
Ricordo inoltre che è in scadenza il Premio di poesia Franco Fortini http://www.edizionicfr.it/Bandi/PremioFortini.htm con tre pubblicazioni in palio.
Con migliori saluti
Gianmario Lucini
lundi 9 août 2010
Il ponte sull' Enza tra Vetto e il Mulino di Bazzano
In un luogo appartato, tra boschi e montagne, da dove si vede scorrere sinuoso il fiume Enza, trascorreva le vacanze estive Luciano Anceschi. Quel luogo era Vetto d’ Enza (RE). E proprio a Vetto si terrà il 28 e 29 agosto 2010 Il ponte sull' Enza - tra Vetto e il Mulino di Bazzano. Omaggio a Luciano Anceschi, evento che rientra nell'ambito delle celebrazioni per la Biennale del Paesaggio organizzata dalla Provincia di Reggio Emilia con la collaborazione del Comune di Vetto. Due giorni a cura di Daniela Rossi, dedicati alla storica rivista di letteratura e poesia “Il verri” fondata e diretta dal 1956 da Luciano Anceschi, Docente di Estetica all'Università di Bologna. A Vetto si tenevano le riunioni di redazione, con critici, intellettuali, scrittori e poeti. Ora nella casa, in estate abitata dal figlio Giovanni Anceschi e dalla poetessa Milli Graffi, si conserva l’ archivio della rivista, tuttora pubblicata da Giovanni Anceschi e Milli Graffi.
L’ evento vuole celebrare un ponte metaforico ma anche reale fra Bazzano e Vetto, per ricordare il legame tra Luciano Anceschi e i poeti del Mulino di Bazzano, di proprietà del poeta Corrado Costa e abitato dai poeti Giulia Niccolai e Adriano Spatola, che qui fondarono la mitica rivista di poesia “Tam Tam”, pubblicata dalle Edizioni Geiger. Il ponte sull’Enza, che unisce il versante parmigiano a quello reggiano, veniva attraversato da poeti, scrittori, collaboratori, che andavano a Bazzano da Vetto e viceversa.
A Vetto e alla Locanda degli Asini di Spigone, luogo magico tra i castagneti dove si coniugano buona tavola e cultura, si gusteranno due giorni di letture, musica, presentazioni di libri e video e un seminario sul rapporto tra Anceschi e i poeti del Mulino di Bazzano, con la partecipazione di artisti, scrittori, poeti e intellettuali che hanno vissuto quella straordinaria avventura.
Alle due giornate parteciperanno Nanni Balestrini (uno dei primi redattori de “il verri”), i critici Andrea Cortellessa e Niva Lorenzini, che vi collaborano attualmente, il musicista e performer Luigi Cinque, le poetesse Milli Graffi e Giulia Niccolai, la critica Cecilia Bello Minciacchi, Maurizio Spatola, fratello di Adriano e co-fondatore delle Edizioni Geiger, lo scrittore reggiano Giuseppe Caliceti, il poeta visivo Enzo Minarelli, il critico Eugenio Gazzola, il musicista Giuliano Zosi, lo scrittore Beppe Sebaste, discepolo e amico di Anceschi, e altri amici poeti e critici.
Il 28 agosto a Spigone nel pomeriggio verranno presentati il libro di Niva Lorenzini “Edoardo Sanguineti - Lettere dagli anni ’50 ”, lettere di Edoardo Sanguineti a Luciano Anceschi e “La repubblica dei poeti. Gli anni del Mulino di Bazzano" libro con DVD di Daniela Rossi.
Sempre a Spigone la serata di reading di poeti, musica e performances e una lettura musicale di Massimo Zamboni (ex CCCP).
Il 29 nella Sala Polivalente di Vetto Giovanni Anceschi e Milli Graffi coordineranno il convegno I sentieri della poesia tra Vetto e Bazzano, con la partecipazione di critici, poeti e amici.
Info: info@locandadegliasini.it - Tel. 0522/815221
L’ evento vuole celebrare un ponte metaforico ma anche reale fra Bazzano e Vetto, per ricordare il legame tra Luciano Anceschi e i poeti del Mulino di Bazzano, di proprietà del poeta Corrado Costa e abitato dai poeti Giulia Niccolai e Adriano Spatola, che qui fondarono la mitica rivista di poesia “Tam Tam”, pubblicata dalle Edizioni Geiger. Il ponte sull’Enza, che unisce il versante parmigiano a quello reggiano, veniva attraversato da poeti, scrittori, collaboratori, che andavano a Bazzano da Vetto e viceversa.
A Vetto e alla Locanda degli Asini di Spigone, luogo magico tra i castagneti dove si coniugano buona tavola e cultura, si gusteranno due giorni di letture, musica, presentazioni di libri e video e un seminario sul rapporto tra Anceschi e i poeti del Mulino di Bazzano, con la partecipazione di artisti, scrittori, poeti e intellettuali che hanno vissuto quella straordinaria avventura.
Alle due giornate parteciperanno Nanni Balestrini (uno dei primi redattori de “il verri”), i critici Andrea Cortellessa e Niva Lorenzini, che vi collaborano attualmente, il musicista e performer Luigi Cinque, le poetesse Milli Graffi e Giulia Niccolai, la critica Cecilia Bello Minciacchi, Maurizio Spatola, fratello di Adriano e co-fondatore delle Edizioni Geiger, lo scrittore reggiano Giuseppe Caliceti, il poeta visivo Enzo Minarelli, il critico Eugenio Gazzola, il musicista Giuliano Zosi, lo scrittore Beppe Sebaste, discepolo e amico di Anceschi, e altri amici poeti e critici.
Il 28 agosto a Spigone nel pomeriggio verranno presentati il libro di Niva Lorenzini “Edoardo Sanguineti - Lettere dagli anni ’50 ”, lettere di Edoardo Sanguineti a Luciano Anceschi e “La repubblica dei poeti. Gli anni del Mulino di Bazzano" libro con DVD di Daniela Rossi.
Sempre a Spigone la serata di reading di poeti, musica e performances e una lettura musicale di Massimo Zamboni (ex CCCP).
Il 29 nella Sala Polivalente di Vetto Giovanni Anceschi e Milli Graffi coordineranno il convegno I sentieri della poesia tra Vetto e Bazzano, con la partecipazione di critici, poeti e amici.
Info: info@locandadegliasini.it - Tel. 0522/815221
mercredi 4 août 2010
Progetto: L'impoetico mafioso
Segnaliamo una importante iniziativa antologica, a partecipazione libera, che vorremmo condividere con tutti i poeti, all'URL
http://www.edizionicfr.it/Home/Mafie.htm
Web:www.poiein.it
gianmario.lucini
Le mafie sono il ritorno alla schiavitù più barbara, il sistema di potere basato sulla corruzione e l'annichilimento della persona, la prepotenza che si fa legge. Crediamo che la poesia possa dire la sua sull'argomento. Le Mafie stanno velocemente occupando ogni spazio di libertà ed ora stanno occupando anche gli spazi della politica, delle decisioni collettive, della cultura, oltre che della grande finanza. Fra pochi anni, se il ritmo non decelera e il fenomeno non viene eliminato, l'economia intera sarà mafiosa, forse con poche isolette di economia sana. E così la politica - già esistono stati governati dai mafiosi e, in Italia, molte realtà politiche (Comuni, Province, Regioni e interi pezzi di Stato). Non sta certo alla poesia avanzare progetti di contrasto, ma sta anche alla poesia esprimersi chiaramente, prendere parte, schierarsi senza reticenze, dal versante dell'arte e della cultura. Se non lo farà, starà al gioco di chi vuole sottrarci quella libertà che è necessaria all'arte per poter essere.
Il progetto è semplicissimo: basta inviare alle Edizioni CFR un testo o due di poesia ispirata a una delle mille problematiche causate dalle mafie (umane, ambientali, sociali, ecc.). Possibilmente non edite. Fra le poesie inviate, ne saranno scelte un centinaio.
Questo è l'unico orizzonte tematico al quale l'autore dovrà attenersi.
L'iniziativa nasce dall'esigenza (politica) di far sentire anche la voce della poesia su questo tema nel quadro di una assunzione di ruolo sociale della poesia, nel suo stesso interesse. E' quindi ovvio che l'iniziativa si inserisce, dal punto di vista del genere letterario, in quella che viene chiamata "poesia sociale" o anche "poesia politica". Tuttavia non è affatto scontato: potremmo avere anche ottimi testi lirici in tema, o di poesia satirica, o altro. Chiediamo insomma versi (ma non strilli e tanto meno lamenti) contro le mafie, la loro cultura, la loro visione del mondo. E' una presa di posizione che NON possiamo delegare ad altri: ci interessa direttamente se davvero amiamo la poesia e la libertà.
Le opere dovranno essere inviate, entro il 31 dicembre 2010 a gianmario@poiein.it In mancanza di posta elettronica, si possono inviare a Gianmario Lucini, Via Amonini, 9 - 23020 Piateda (SO).
Nessun obbligo di acquistare copie del volume (si ipotizzano circa 100 - 120 pagine) che sarà edito, né è richiesta una "tassa di lettura" o altro. Se a qualcuno fa piacere, può inviarci un francobollo postale qualsiasi, del valore che crede, lo useremo per diffondere cultura. Se qualche autore che collabora chiede una copia del volume, gli sarà inviata a metà del prezzo di copertina, con spese a nostro carico. Il prezzo peraltro sarò contenuto, proprio per facilitare la circolazione del libro e dei messaggi che conterrà.
Il volume sarà presentato e diffuso in occasione di dibattiti pubblici sulle mafie.
http://www.edizionicfr.it/Home/Mafie.htm
Web:www.poiein.it
gianmario.lucini
Le mafie sono il ritorno alla schiavitù più barbara, il sistema di potere basato sulla corruzione e l'annichilimento della persona, la prepotenza che si fa legge. Crediamo che la poesia possa dire la sua sull'argomento. Le Mafie stanno velocemente occupando ogni spazio di libertà ed ora stanno occupando anche gli spazi della politica, delle decisioni collettive, della cultura, oltre che della grande finanza. Fra pochi anni, se il ritmo non decelera e il fenomeno non viene eliminato, l'economia intera sarà mafiosa, forse con poche isolette di economia sana. E così la politica - già esistono stati governati dai mafiosi e, in Italia, molte realtà politiche (Comuni, Province, Regioni e interi pezzi di Stato). Non sta certo alla poesia avanzare progetti di contrasto, ma sta anche alla poesia esprimersi chiaramente, prendere parte, schierarsi senza reticenze, dal versante dell'arte e della cultura. Se non lo farà, starà al gioco di chi vuole sottrarci quella libertà che è necessaria all'arte per poter essere.
Il progetto è semplicissimo: basta inviare alle Edizioni CFR un testo o due di poesia ispirata a una delle mille problematiche causate dalle mafie (umane, ambientali, sociali, ecc.). Possibilmente non edite. Fra le poesie inviate, ne saranno scelte un centinaio.
Questo è l'unico orizzonte tematico al quale l'autore dovrà attenersi.
L'iniziativa nasce dall'esigenza (politica) di far sentire anche la voce della poesia su questo tema nel quadro di una assunzione di ruolo sociale della poesia, nel suo stesso interesse. E' quindi ovvio che l'iniziativa si inserisce, dal punto di vista del genere letterario, in quella che viene chiamata "poesia sociale" o anche "poesia politica". Tuttavia non è affatto scontato: potremmo avere anche ottimi testi lirici in tema, o di poesia satirica, o altro. Chiediamo insomma versi (ma non strilli e tanto meno lamenti) contro le mafie, la loro cultura, la loro visione del mondo. E' una presa di posizione che NON possiamo delegare ad altri: ci interessa direttamente se davvero amiamo la poesia e la libertà.
Le opere dovranno essere inviate, entro il 31 dicembre 2010 a gianmario@poiein.it In mancanza di posta elettronica, si possono inviare a Gianmario Lucini, Via Amonini, 9 - 23020 Piateda (SO).
Nessun obbligo di acquistare copie del volume (si ipotizzano circa 100 - 120 pagine) che sarà edito, né è richiesta una "tassa di lettura" o altro. Se a qualcuno fa piacere, può inviarci un francobollo postale qualsiasi, del valore che crede, lo useremo per diffondere cultura. Se qualche autore che collabora chiede una copia del volume, gli sarà inviata a metà del prezzo di copertina, con spese a nostro carico. Il prezzo peraltro sarò contenuto, proprio per facilitare la circolazione del libro e dei messaggi che conterrà.
Il volume sarà presentato e diffuso in occasione di dibattiti pubblici sulle mafie.
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